Carusə | sine Sole sileo di Pierandrea Rosato è un solo che attraversa la tanto discussa danza del tarantismo, ma nel suo status moriendi. Ispirata a La terra del rimorso di Ernesto De Martino e in dialogo con La scomparsa dei riti di Byung-Chul Han, la performance affronta il rito nella sua dimensione malinconica, esausta e residuale, fino alla forma estrema del tarantismo acquatico, in cui il desiderio di guarigione poteva rovesciarsi in desiderio di morte.
Al centro della performance c’è un corpo giovane e maschile: la giovinezza come porosità, intuizione non ancora addomesticata, capacità di risuonare con memorie storico-politiche e affettive che persistono nel presente come forme di haunting; la maschilità come dislocazione di un fenomeno tradizionalmente associato soprattutto al corpo femminile. Il performer attraversa stati di trance, sospensione e malinconia, intrecciando il proprio corpo con nenie infantili e funerarie e con l’unica presenza musicale fuori campo, “Poveri fiori” di Francesco Cilea nella voce di Montserrat Caballé: una presenza femminile che cristallizza la perdita in musica, in complicità con il carattere morente del rito.
Carusə | sine Sole sileo si configura così come il disfacimento di un rituale: un corpo giovane attraversa ciò che del tarantismo è perduto, ciò che ancora insiste nel presente e ciò che, nella sua forma più estrema, si rivolge verso la propria scomparsa.
Crediti
Di Pierandrea Rosato
Co-creato e interpretato da Gabriele Scarcia, danzatore BTT – Balletto Teatro di Torino
Durata 45’
Musica: Picoroso di Tosca (Albanese Waltz); Poveri fiori di Francesco Cilea, interpretata da Montserrat Caballé
Produzione: Koreoproject
Con il supporto di BTT — Balletto Teatro di Torino

